Il futuro del quartiere Sorda - e di Modica in generale - dipenderà dalle scelte che verranno adottate oggi: preservare il patrimonio storico-architettonico, valorizzare gli spazi pubblici in ottica comunitaria, ripensare la mobilità a partire dagli utenti più deboli e fermare il consumo di suolo; queste scelte non attengono solo alla sfera ecologica, ma costituiscono anche una sfida culturale e sociale che riguarda tutta la comunità.

Sostenendo la provocazione che non c’è peggior Sorda di chi vuol costruire, ci si sforza di mettere ordine alla complessità senza fermarsi alla mera dimensione oppositiva, proponendo azioni che possano invertire la rotta e rivendicando il diritto alla città, inteso come una forma di potere decisionale sui processi di urbanizzazione e sul modo in cui le nostre città sono costruite e ricostruite.

Per come è oggi, sostiene David Harvey, questo diritto è confinato in un ambito troppo ristretto, nella maggior parte dei casi nelle mani di una piccola élite politica ed economica che si trova nella posizione di poter modellare la città in base ai propri bisogni e desideri.

In questo nuovo percorso - che la mappatura, il report e la sua divulgazione intendono solo innescare - sarà importante l’entusiasmo, l’interesse e la professionalità di tante e tanti, dal momento che reinventare la città dipende inevitabilmente dall’esercizio di un potere collettivo sui processi di urbanizzazione.

A tal fine, non ci si intende limitare a presentare e diffondere questo report, che fotografa una realtà già nota ai più.

Insieme alla comunità si vorrebbero portare avanti delle azioni concrete, oltre agli impegni che con la Campagna Fuori dal Comune sono già stati sottoposti all’attenzione dell’attuale Amministrazione e di cui si sta monitorando l’attuazione di anno in anno.

Uno di questi punti programmatici, convintamente sottoscritto dalla Sindaca Monisteri, riguarda specificamente la Sorda e prevede di estendere i vincoli di tutela già presenti nel PRG su casali e ville delle campagne modicane anche alle ville storiche ante 1942 e di pregio del quartiere Sorda e ai relativi giardini.

Su questo versante, ad ottobre del 2024 è stato chiesto aggiornamento all’amministrazione.

Non siamo ancora in questa fase perché non abbiamo messo mano al PRG ma abbiamo tutte le intenzioni. – ha risposto la Sindaca.

Va evidenziata, tuttavia, ed accolta positivamente, l’esplicita disponibilità a supportare ad adiuvandum un’istanza di tutela per ville e case rurali che si vorrebbe, dal basso e con una rete di cittadini e associazioni attivi sul territorio, portare all’attenzione della Soprintendenza.

Ma questo Report e le azioni che ne seguiranno, a nostro avviso, potranno essere il veicolo con cui esercitare realmente il diritto alla città e portare la politica a seguire il sentiero tracciato.

Solo dalla partecipazione può nascere un autentico cambiamento.

Il senso di questa azione, che mira ad apporre un vincolo di tutela, non riguarda meramente il pregio storico-architettonico della singola villa, il singolo edificio isolato in sé stesso, ma nondimeno mira a tutelare i servizi ecosistemici, ossia un’ampia gamma di processi complessi che producono benefici per l’ambiente, per l’uomo e il loro benessere, dalla protezione e mitigazione dei fenomeni idrologici estremi, alla fornitura di cibo offerti dagli spazi verdi di pertinenza e dalle infrastrutture ambientali – filari, masse alberate, siepi – fondamentali polmoni e corridoi di biodiversità, in un’area oramai satura di cemento e asfalto.

Alla luce di quanto sopra, risulta impietoso il rapporto tra ville storiche e scheletri/incompleti alla Sorda: per 78 villette rimaste, sono presenti 91 edifici incompleti.

Perché, invece di demolire il patrimonio storico, non si punta a recuperare questi tristi segni di degrado del territorio?

Da questo punto di vista, bloccare il consumo di suolo alla Sorda non significherebbe, infatti, bloccare il comparto dell’edilizia ma focalizzarlo sul recupero di quanto, ad oggi, inutilizzato.

Godendo di un ricco patrimonio di immobili storici, molti in cattivo stato di conservazione, come si evince dalla precedente mappatura condotta da Modicaltra nel centro storico, sarebbe auspicabile preservare le costruzioni esistenti – comunque sfruttare il suolo già edificato e servito da infrastrutture.

Nel quartiere Sorda, il fenomeno della demolizione delle ville storiche e della contestuale cementificazione dei terreni di pertinenza con aumento di cubatura, trova maggiore risalto se rapportato al paradosso della simultanea presenza di numerosi edifici vuoti e incompleti.

Nel contesto di sviluppo di un’edilizia sostenibile da un punto di vista economico e ambientale, il recupero di edifici vuoti e la regolarizzazione e/o demolizione e ricostruzione degli scheletri incompleti valorizzerebbe il quartiere e restituirebbe decoro alla città, con delle esternalità positive che sfuggono alle logiche economiche di breve termine.

Fonti e crediti www.comunivirtuosi.org – www.lombardiabeniculturali.it – www.scuoladellebuonepratiche.it – www.borghipiubelliditalia.it

VILLA CLARI MONZINI Nel 2007 la villa è stata restaurata e adibita a lussuose abitazioni private grazie a un piano di recupero.

PRIMA DEL RESTAURODOPO IL RESTAURO

AZIONE 2 RECUPERO PALAZZO DE GAETANI

PROSPETTO SU VIA PISTONEPROSPETTO SU VIA DELLE FINANZESEZIONE A-ASEZIONE B-BSTATO DI FATTO PROSPETTI E SEZIONI.

Queste sono solo alcune delle strade percorribili insieme alla comunità, senza la pretesa – con ciò – di avere soluzioni in tasca pronte all’uso che risolvano magicamente i problemi della città.

Il fatto ineludibile da cui partire è che nei prossimi anni il riscaldamento globale trasformerà il nostro clima e l’ambiente in cui viviamo con una forza che non abbiamo mai sperimentato prima nell’intera storia della civiltà umana.

Come preparare le nostre città ad affrontare questi cambiamenti è la domanda cui dobbiamo trovare, e al più presto, una risposta pratica ed efficiente, senza perdere di vista le questioni di giustizia sociale.

Nell’epoca dell’Antropocene, in cui cioè il cambiamento climatico è causato per la prima volta dalle attività della nostra specie, la bussola ce la forniscono diversi studi scientifici, ben sintetizzati dallo scienziato Stefano Mancuso.

Secondo Mancuso, bisognerebbe che le città del futuro riportassero la natura all’interno del nostro nuovo habitat, trasformando le città in fitopolis, città viventi in cui il rapporto fra piante e animali si riavvicini al rapporto che troviamo in natura.

Si tratterebbe, quindi, di destinare gran parte della superficie di una città alle piante, l’esatto contrario di quanto accade oggi.

In sintesi, sempre secondo Mancuso, l’unica maniera seria per prepararsi a un futuro così diverso e instabile è rendere le nostre città più verdi, più permeabili e più diffuse possibile.

Soprattutto più verdi.

Il discrimine principale fra le città che si potranno adattare al riscaldamento globale e quelle che ne subiranno le conseguenze sarà rappresentato dalla quantità di alberi e di vegetazione presente al loro interno.

Bisogna coprire di piante le nostre città e si ha poco tempo per farlo.

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