Molti non colgono la bellezza dei suoli
perciò non è facile convincerli
della necessità di preservarli

(Hans Jenny)

Il suolo è la “pelle del mondo, la pelle di un complesso sistema biologico, chimico, sociale, naturale, paesaggistico”. Più precisamente è lo strato superiore della crosta terrestre, costituito da componenti minerali, materia organica, acqua, aria e organismi viventi, che rappresenta l’interfaccia tra terra, aria e
acqua. Visti i tempi estremamente lunghi di formazione del suolo, si puo ritenere che esso sia una risorsa limitata sostanzialmente non rinnovabile. Per tali ragioni e per il suo valore intrinseco, il suolo naturale deve essere tutelato e preservato per le generazioni future.
Il suolo ci fornisce cibo, biomassa e materie prime; è la piattaforma per lo svolgimento delle attivita umane; rappresenta un elemento centrale del paesaggio e del patrimonio culturale e svolge un ruolo fondamentale come habitat. Le funzioni ecologiche che un suolo di buona qualità e in grado di assicurare, garantiscono, oltre al loro valore intrinseco, anche un valore sociale ed economico attraverso la fornitura di diversi servizi ecosistemici, ossia un’ampia gamma di processi complessi che producono benefici per l’ambiente, per l’uomo e il loro benessere:

  • servizi di approvviggionamento (prodotti alimentari, materie prime, ecc.);
  • servizi di regolazione e mantenimento (regolazione del clima, cattura e stoccaggio del carbonio, regolazione della qualità dell’acqua, rimozione di inquinanti atmosferici, protezione e mitigazione dei fenomeni idrologici estremi, conservazione della biodiversità, ecc.);
  • servizi culturali (paesaggio, patrimonio naturale, servizi ricreativi, ecc.).

Il consumo di suolo è un processo associato alla perdita di una risorsa ambientale fondamentale, limitata e non rinnovabile, dovuta all’occupazione di una superficie originariamente agricola, naturale o seminaturale con una copertura artificiale. È un fenomeno legato alle dinamiche insediative e infrastrutturali ed è prevalentemente dovuto alla costruzione di nuovi edifici, fabbricati e insediamenti, all’espansione delle citta, alla densificazione o alla conversione di terreno entro un’area urbana, all’infrastrutturazione del territorio. Il consumo di suolo è, quindi, definito in sintesi come la variazione da una copertura non artificiale (suolo non consumato) a una copertura artificiale del suolo (suolo consumato).
In Italia non esiste un’unica e chiara definizione giuridica di consumo di suolo, fenomeno disciplinato frammentariamente da ogni singola Regione con una propria legge urbanistica regionale. In Sicilia, con la l.r.n. 19/2020, è stato introdotto un nuovo sistema di pianificazione che include l’obiettivo del consumo di suolo a saldo zero da raggiungere entro il 2050 (obiettivo condiviso con l’Unione Europea). Secondo questa legge, “il consumo di suolo è consentito, entro il limite massimo del 10% della superficie del territorio urbanizzato, esclusivamente per opere pubbliche e opere qualificate di interesse pubblico dalla normativa vigente, nei soli casi in cui non esistano ragionevoli alternative consistenti nel riuso di aree già urbanizzate e nella rigenerazione delle stesse” (art. 34 co. 2).

L’impermeabilizzazione del suolo, ovvero la copertura permanente di parte del terreno e del relativo suolo con materiali artificiali (quali asfalto o calcestruzzo) per la costruzione, ad esempio, di edifici e strade, rappresenta la principale causa di degrado del suolo in Europa, comporta un rischio accresciuto di inondazioni, contribuisce ai cambiamenti climatici, minaccia la biodiversità, provoca la perdita di terreni agricoli fertili e aree naturali e seminaturali, contribuisce insieme alla diffusione urbana alla progressiva e sistematica distruzione del paesaggio, soprattutto rurale e alla perdita delle capacità di regolazione dei cicli naturali e di mitigazione degli effetti termici locali.

Come è stato analizzato, la temperatura al suolo nelle aree urbane assume spesso valori più elevati nei centri piu compatti rispetto alle aree agricole e naturali circostanti, determinando il fenomeno denominato isola di calore urbana, in relazione a vari fattori che spesso incidono sull’intensita delle ondate di calore, specialmente nei mesi estivi. Alcuni di questi fattori sono la disposizione e la concentrazione delle aree costruite, la presenza di vegetazione e la circolazione dei venti. In particolare, l’elevata densita di suolo consumato e l’assenza di copertura arborea nelle nostre città sono caratteristiche che influenzano la temperatura superficiale al suolo (Land Surface Temperature – LST, cioè la temperatura misurata al livello di copertura del suolo) che è spesso piu alta nelle aree urbane piu compatte rispetto alle aree suburbane.

Il consumo di suolo, oltretutto spesso associato alla rimozione di vegetazione, contribuisce, quindi, ad aumentare la LST delle aree urbane e l’intensita dell’isola di calore urbano, con diverse conseguenze sul micro-clima e sugli ecosistemi in base alla fascia altimetrica. La perdita dei servizi ecosistemici forniti dal suolo ha delle importanti conseguenze sul piano economico: secondo il rapporto ISPRA del 2021, la stima dei costi totali della perdita del flusso annuale di servizi ecosistemici varia da un minimo di 2,9 a un massimo di 3,6 miliardi di euro, persi ogni anno a causa consumo di suolo avvenuto tra il 2012 e il 2020. Il valore più alto di perdita è associato al servizio di regolazione del regime idrologico, ovvero all’aumento del deflusso superficiale prodotto dal consumo di suolo che è, infatti, tra gli effetti più significativi. A questa cifra vanno aggiunti 9,1 miliardi di euro di spesa pubblica nello stesso arco temporale necessari per compensare le perdite di stock ecosistemici come la perdita di carbonio dai suoli, lo stop di produzione agricola e la perdita di produzione di legname.

La relazione tra il consumo di suolo e le dinamiche della popolazione conferma che il legame tra la demografia e i processi di urbanizzazione e infrastrutturazione non è diretto: si assiste a una crescita delle superfici artificiali anche in presenza di stabilizzazione, in molti casi di decrescita, dei residenti.

Grazie al Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) e all’Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale (ISPRA), abbiamo un quadro aggiornato sull’evoluzione dei fenomeni di consumo di suolo. Più in dettaglio, ci interessa riportare i dati relativi a Modica nel contesto provinciale e regionale.

 

In Sicilia, la provincia di Ragusa detiene il primato per la percentuale di suolo consumato nel 2020 (10,5% equivalente a 3147 ettari). In questo contesto, Modica risulta essere il 3° comune in Sicilia (dopo Catania e Comiso) e il 51° in Italia (su quasi 8000) con maggiore incremento di consumo di suolo registrato tra il 2019 e il 2020. Come disse lo scrittore Franco Antonio Belgiorno, alla storica e tragica alluvione del 1902 si è aggiunta una nuova alluvione, non meno violenta: quella del cemento.

L’unica urbanistica possibile, dal nostro punto di vista, è quella che ricicla, recupera, sostituisce. Lo stop al consumo di suolo va inteso in chiave generativa, poiché non blocca affatto il comparto edilizio, ma solo la speculazione fne a sé stessa. Già qualche anno fa, prima del boom di ristrutturazioni edilizie legate a ecobonus e sismabonus, il principale sindacato del comparto edilizio lanciava un piano per ristrutturazioni che avrebbero creato 430.000 posti di lavoro senza nuovo consumo di suolo.

Come indicato nel recente rapporto realizzato nell'ambito del Sistema Nazionale per la Protezione dell'Ambiente, «la rigenerazione può funzionare solo se parallelamente si ferma il consumo e si rende così economicamente vantaggioso intervenire sull'esistente, diversamente, stenterà soprattutto nelle aree a bassa rendita fondiaria e immobiliare a meno di non favorire negativi processi di gentrificazione. A tal fine sarà necessario intervenire anche attraverso strumenti di incentivazione e disincentivazione efficaci per Amministrazioni e privati che stimolino il recupero, la riqualificazione e la rigenerazione assicurando il mantenimento (o l'incremento) della permeabilità e della copertura non artificiale del suolo, dei servizi ecosistemici e lo sviluppo di nuove infrastrutture verdi».

Per concludere più concretamente questo capitolo, oltre alla legge di iniziativa popolare promossa nel 2018 da Salviamo il Paesaggio, una proposta che ci sembra ragionevole, vista la situazione di eccesso edilizio nel nostro Paese, è quella di condizionare ogni eventuale e necessario consumo di suolo alla preventiva rigenerazione dei tessuti urbani e al recupero degli edifici esistenti, in una misura che potrebbe essere non inferiore al 70% dell'esistente, come suggerito dall'urbanista prof. Paolo Pileri. Proposte simili a questa sono già state avviate in Gran Bretagna, Svizzera, Germania, oltre ad alcuni esempi di amministrazioni virtuose nel nostro Paese, a partire dal pionieristico esempio di Cassinetta di Lugagnano (MI), seguita da numerosi "comuni virtuosi" tra i quali citiamo Solza (BG), Desio (MB), San Lazzaro di Savena (BO), Camigliano (CE), Melpignano (LE), Troina (CT).


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